BASE Milano è tante cose. In primo luogo è un progetto di rigenerazione urbana, nato da una partnership pubblico privata e gestito da un’impresa sociale no profit. Ha l’obiettivo di promuovere l’innovazione e la ricerca nelle industrie culturali e creative, attraverso la contaminazione di Arte, Creatività, Impresa, Tecnologia e Welfare.  La sua storia è un elemento che la caratterizza ad ogni angolo, ma, per la mia percezione qui, oggi BASE è soprattutto una moltitudine di persone, idee, progetti che si intrecciano e creano qualcosa di sempre diverso e spesso inaspettato.

BASE è anche City Making Lab, un laboratorio permanente di elaborazione, sperimentazione e dialogo tra il mondo delle imprese, la collettività e l’amministrazione locale sui temi dell’attivazione e della rigenerazione urbana.

In questo contesto, in questo gruppo di lavoro, sto svolgendo da giugno il mio tirocinio; ho quindi modo di partecipare alla definizione di numerosi progetti, che sono a vari livelli di approfondimento e viaggiano a diverse velocità. Proprio questo coesistere ed intersecarsi di elementi, che può, anche se solo inizialmente, lasciare spaesati, rende l’esperienza ricca e sfaccettata.

Per una parte consistente del mio lavoro qui, ho partecipato alla stesura di un progetto, in risposta ad un bando territoriale, che propone la riqualificazione, la rifunzionalizzazione e l’avvio della gestione degli spazi di accesso all’area ex Ansaldo. BASE è uno dei “condomini” insieme al MUDEC, i Laboratori La Scala di Milano, gli uffici del Comune di Milano (e a breve un Museo delle Marionette della storica famiglia Colla) dell’ex fabbrica Ansaldo. BASE considera la possibilità di ridefinire lo spazio di accesso come scintilla di un processo di costruzione della dimensione integrata del polo culturale ex Ansaldo.

Questo progetto ha elementi di carattere culturale, di riconoscimento e valorizzazione dell’ex Ansaldo come  polo culturale creativo, che si accostano ad altri di carattere sociale. Nella definizione di una portineria di quartiere, accoglie in sé una dimensione di prossimità, che va ad integrare un programma di attività già in essere chiamato “BASE di quartiere”, che promuove servizi e iniziative di animazione rivolte e in collaborazione con soggetti locali. Alcuni dei temi che si affrontano nel progetto sono servizi di buon vicinato, nuovi percorsi tra esperienze di innovazione creativa nell’area milanese, una bacheca di quartiere, un calendario delle consulenze e una biblioteca delle cose (in aggiunta ad Ex Libris, la biblioteca indipendente già realizzata in collaborazione con ODEI). Un esempio di come anche un progetto a scala così ridotta, in un contesto già ricco di opportunutà, possa avere una risonanza allargata e numerose potenzialità.

In questi giorni stiamo invece lavorando su scala molto più ampia, per un progetto di valorizzazione turistico/culturale a livello regionale; infatti, per la natura del contesto e del gruppo di lavoro, sarei riduttiva ad esaurire la mia esperienza di tirocinio nella descrizione di uno dei progetti in corso.

Il ruolo, di cui City Making Lab si fa carico, di elaborare, sperimentare e dialogare in merito a rigenerazione urbana ed attivazione di processi mi è sempre più chiaro e ho qui la possibilità non solo di comprenderne la dinamica, ma anche di partecipare attivamente. Mi porto a casa, inoltre, un’esperienza professionale che sto già applicando, insieme all’associazione AtelierCittà a Pavia (di cui sono membro), per l’avviamento di un progetto di rigenerazione di un ex concessionaria come futura casa di diverse associazioni culturali pavesi.

 

Camilla Caironi

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