Sociologo, con oltre vent’anni di esperienza nel terzo settore e impresa sociale, svolge attività di ricerca applicata, formazione e consulenza, è open innovation manager presso il Gruppo cooperativo Cgm e collaboratore per il magazine Vita e per il blog Tempi ibridi: Flaviano Zandonai è il docente U-Rise che abbiamo intervistato oggi!

Flaviano Zandonai terrà il corso sulla Rigenerazione Urbana e l’Innovazione Sociale, modulo che discute criticamente i cambiamenti radicali che sta subendo il mondo della rigenerazione urbana, identificando il campo di azione e fornendo gli attrezzi per definire e interpretare possibili interventi sostenibili economicamente e socialmente, capaci di generare un impatto duraturo.

Cos’è per te l’innovazione sociale?

Innovazione sociale è un termine che continua ad attrarmi, forse anche per il fatto che in giro se ne parla male a causa dell’inflazione d’uso e dell’ambiguità che lo caratterizza. Però il fatto che non si faccia catturare e venga usato con disinvoltura fuori dai campi della produzione scientifica me lo rende simpatico. Detto questo per me l’innovazione sociale è un cambio di assetto delle relazioni tra persone e organizzazioni. La possibilità di fare diversamente e di fare meglio presuppone una rimodulazione del ruolo degli attori, del modo in cui si fanno coinvolgere e delle forme di scambio che adottano. Se la cosa riesce, anche solo come intenzionalità condivisa, si è posta una importante “prima pietra” per fare innovazione sociale. Nuovi prodotti o servizi sono una derivata di questo cambio di impostazione.

Di cosa ti occupi?

Di solito mi presento come un esperto di terzo settore e d’impresa sociale. Ma è sempre più una foglia di fico. Se devo essere esplicito, mettendomi però nei guai in termini da ansia di prestazione, mi occupo di organizzazioni ibride (a scavalco tra pubblico e privato, profit e nonprofit, mercato, redistribuzione e reciprocità), di infrastrutture sociali (rispetto alle quali mi sento un parvenu ma animato da un interesse autentico) e di innovazione aperta (quest’ultimo ambito è quello che oggi mi dà un ruolo e le maggiori entrate economiche).

Raccontaci qualche elemento in più sul modulo “Rigenerazione Urbana e Innovazione Sociale”

Credo che quel che oggi definiamo rigenerazione mischia in modo potente tutte le dimensioni che ho appena nominato (e probabilmente altre) per cui… non mi posso sottrarre. D’altro canto voglio cercare di affrontare tutto questo senza (o quasi) narrazione di “buone pratiche”. Non perché lo storytelling non mi piaccia, anzi. Ma non sono un gran narratore e mi viene più semplice cercare di definire framework interpretativi e d’azione che naturalmente vanno poi adattati al contesto.

Cosa pensi del master U-Rise?

Il master U-Rise, a mio avviso, va apprezzato non solo nella sua interezza, ma anche fatto a pezzi. Ci sono infatti questioni e temi specifici che hanno anche un valore in sé. Ad esempio il saper fare comunità, che nel campo della rigenerazione urbana gioca un ruolo chiave, è spendibile anche in altri contesti. Così come il saper stare nel “grande gioco” del policy making è una competenza che vale anche in tanti altri tavoli di coprogrammazione e coprogettazione. E poi un aspetto forse sottovalutato: chi innesca la dimensione di luogo produce effetti anche sui modelli organizzativi e agli assetti di governance. Che si tratti di un’istituzione pubblica, di un’impresa for profit o di un soggetto di terzo settore poco cambia come meccanismo (varia semmai l’intensità dell’effetto). In sintesi la rigenerazione riguarda anche il cambiamento organizzativo e quindi occorre attrezzarsi per saperlo leggerlo e, per quanto possibile, gestirlo (se non altro per evitare guai 😉 ).