Uno dei punti di forza di U-RISE? La rete di network costruita con molte delle più importanti realtà italiane del mondo della rigenerazione urbana e dell’innovazione sociale.

Abbiamo chiesto alla classe U-RISE della V edizione del Master di raccontarci la loro esperienza di tirocinio, questa l’intervista a Sara

Presentati al pubblico U-rise: chi sei e in che struttura stai svolgendo il tirocinio?

Sono Sara Ebreo, ho 26 anni, sono architetto e vengo da Palermo, città dove vivo e dove mi sono laureata presentando una tesi in Urbanistica. Mi sono sempre approcciata alle città scrutandole al di sotto della loro stratificazione muraria, li dove scorrono le relazioni sociali, si intessono storie, si fondono culture e si intrecciano modi diversi di abitare i luoghi.
La formazione accademica non mi bastava per mettere in fila tutti i tasselli di un mondo complesso come quello della rigenerazione urbana, così dopo la laurea ho deciso di iscrivermi al master U-RISE.
 
All’inizio non sapevo bene come le mie competenze e il mio percorso accademico e gli strumenti forniti dal master avrebbero dialogato insieme, ma con il tirocinio l’ho compreso. Ho deciso di intraprendere il tirocinio all’interno di una realtà presente nella mia città, Palermo, entrando a fare parte del team dell’associazione MareMemoriaViva, spin-off di CLAC, fondata per la gestione dell’ecomuseo e delle attività culturali ed educative ad esso connesse. Una comunità di intenti e di pratiche che si aggrega intorno al museo e alla presa in cura del suo territorio di riferimento, la costa sud-est della città di Palermo.
Mare Memoria Viva, che quest’anno è risultata tra i quattro vincitori del bando di Culturability, è l’unico Ecomuseo urbano del sud che racconta le trasformazioni urbanistiche e sociali di Palermo. Ma non è solo un museo, l’associazione ad oggi si introduce all’interno di numerosi ambiti disciplinari e territoriali, facilita processi decisionali condivisi e di co-progettazione; fornisce consulenza per la rigenerazione degli spazi urbani in abbandono e in contesti apparentemente marginali; produce welfare a base culturale ideando percorsi educativi, creativi e artistici con bambini, giovani e adulti credendo nella possibilità di trasformare le città in città educanti in cui tutti i soggetti attivi possano fornire un loro contributo. È difficile quindi definire con una sola parola ciò che è MareMemoriaViva. Penso che così come i musei tradizionali espongono una visione delle cose, l’Ecomuseo Mare Memoria Viva crea e rappresenta scenari di mondo.
 
Ci racconti brevemente il progetto o i progetti a cui stai lavorando?
 
Appena entrata sono stata travolta da mille attività e progetti stimolanti e coinvolgenti. Sin da subito ho collaborato con Cristina e Valentina per l’allestimento del nuovo exhibitVoci del Verbo Viaggiare – accoglienza mediterranea”, selezionato nell’ambito del bando “Iniziativa Immigrazione” della Fondazione ConIlSud, è un’installazione audiovisiva che nasce nel corso di un omonimo progetto di orientamento al lavoro ed è il frutto di un processo di co-curatela di un gruppo formato da tre giovani con background migratorio residenti a Palermo, con le operatrici dell’Ecomuseo Mare Memoria Viva e un gruppo di studenti dell’Università di Delft riuniti nel collettivo Medhak.
Contestualmente sto collaborando al progetto Dappertutto sostenuto da “Con i bambini impresa sociale” che si occupa di interventi volti al contrasto della povertà educativa. Tra gli obiettivi del progetto c’è la realizzazione di un museo laboratorio itinerante della Città Educativa destinato ai bambini. Il mio contributo è inserito all’interno dell’attività di progettazione e realizzazione di un velocipede che diventi strumento e un mezzo per svolgere attività itineranti. Inoltre stiamo progettando nuovi scenari per il museo e per l’associazione, lavorando a una proposta di gestione da presentare al Comune di Palermo che ci consenta di gestire e organizzare meglio gli spazi del museo e potere divenire una realtà sempre più grande e vicina alle esigenze della comunità. Stiamo ponendo le basi anche per un’attività di ricerca sul campo che non coinvolga direttamente i confini territoriali entro i quali si colloca l’associazione ma che diventi una ricerca al “microscopio” per approfondire la genetica degli spazi urbani all’interno dei quali il museo si trova a operare e interagire.
Ci sono inoltre tanti altri progetti in attivo ai quali non collaboro direttamente ma che in un ambiente di condivisione e di team mi coinvolgono anche solo mentalmente e culturalmente. Attraverso la mia attività di tirocinio, ancora in corso, sono riuscita a fare confluire l’aspetto formale che sottende la pratica professionale dell’architetto con quello “non formale” che sottende invece l’ideazione di progetti a base culturale, coinvolge le comunità e progetta scenari futuri di coesione e condivisione. Ho compreso che si può coesistere all’interno di due figure professionali, una affermata e dai contorni ben definiti come l’architetto e una ibrida e camaleontica come quella del rigeneratore urbano. Con questa esperienza, che spero continui anche dopo il master, ho quindi delineato meglio il mio profilo professionale che in un momento rigido e complesso come quello attuale di pandemia sembrava indeclinabile.
 
Una riflessione sullo stato attuale: in che modo la realtà in cui stai svolgendo il tirocinio ha reagito, e sta reagendo, all’attuale pandemia?
 
La pandemia ha colpito anche noi che siamo stati costretti a chiudere il museo al pubblico, l’abbiamo sentita come una resa alle armi non causata da noi ma da qualcosa di più grande, nonostante ciò noi non demordiamo. Parlo di “noi” proprio perché dal primo giorno in cui ho messo piede all’Ecomuseo mi sono sentita parte di una comunità. Siamo fiduciosi che presto ritorneremo a condividere il contatto dei rapporti sociali e al contempo stiamo facendo tesoro di questo diverso modo di concepire il tempo progettando azioni future e ponendoci nuovi orizzonti da raggiungere.