a cura di Valentina Tomadin e Francesca Giglione

Il 19 Maggio un gruppo di ventisette studenti provenienti da tutta Italia e non solo, varca con un misto di eccitazione e curiosità il portone verde acceso della Fondazione FoQus. L’edizione 2021 del Master U-rise è iniziata da tre mesi, ma fino a quel momento si è svolta interamente online e a parte qualche eccezione di prossimità, noi studenti abbiamo avuto modo di conoscerci solo attraverso uno schermo. É quindi facile intuire come il primo modulo dal vivo, quello “sul campo” a Napoli, sia stato il più atteso di tutti.

La Fondazione FoQus si trova nel cuore dei Quartieri Spagnoli, all’interno dell’ex-Istituto Montecalvario. Nei quartieri è conosciuta soprattutto per l’azione educativa della scuola dell’infanzia e primaria che ne animano gli spazi, ma al suo interno ospita molteplici realtà e iniziative. I primi ad accoglierci e a raccontarcelo sono Rachele Furfaro e Renato Quaglia, la Presidente e il Direttore della Fondazione, che ci accompagnano durante tutte le giornate del Master. Il modulo nasce come opportunità di immersione nello spazio di rigenerazione della Fondazione, analizzandone le specificità, i percorsi e le principali sfide. Un’occasione per farci sperimentare gli strumenti di ricerca e indagine sociale per la rigenerazione urbana che abbiamo approfondito durante i moduli precedenti.

Le mattine sono state scandite da brevi cicli di conferenze che ci hanno permesso di conoscere, attraverso le parole dei suoi fondatori e collaboratori, come sono strutturate e gestite le principali funzioni della Fondazione, dalla comunicazione interna a quella con il pubblico, passando per la scrittura e la realizzazione dei progetti, le relazioni con gli altri insediati, le attività educative e l’interazione con i Quartieri Spagnoli.

I pomeriggi sono stati dedicati ai laboratori immersivi, che hanno permesso un percorso doppio, parallelo e interconnesso. Da un lato, utilizzando come filo rosso le parole che più rappresentano ognuno di noi, ci siamo lasciati guidare in un cammino collettivo che ci ha coinvolti nella mente e nel corpo, lavorando su riflessioni individuali, intime condivisioni, balli e canti di gruppo. Dall’altro, ci siamo immersi a piccoli gruppi nei Quartieri Spagnoli, cercando di sfruttare tutti e cinque i sensi per conoscere i vicoli e la vita che li animano quotidianamente. Nell’intento di osservare ci siamo spesso sentiti osservati, abbiamo parlato con le persone attraverso le porte dei bassi e gridando le parole verso il cielo perché raggiungessero chi ci guardava dai balconi. Ci siamo lasciati guidare dagli odori, ci siamo fatti raccontare i sapori, abbiamo chiuso gli occhi per udire i suoni di quel cosmo e abbiamo toccato i muri e i colori che ne riempiono le fessure. Ogni sera siamo rientrati alla Fondazione per la restituzione dei nostri viaggi nei Quartieri, mettendo in gioco le doti narrative, creative e artistiche di tutte e tutti.

Centrali sono state le sfide che la Fondazione fronteggia in questo momento e sulle quali siamo stati chiamati a riflettere e lavorare. Sfide che hanno creato fin da subito le condizioni per mettere in gioco il nostro sguardo “esterno ed estraneo”, fare domande e strutturare idee con uno spirito critico e costruttivo. Abbiamo posto così le basi per il lavoro che ci accompagnerà nei prossimi mesi e che speriamo ci possa riportare presto ai Quartieri Spagnoli per un nuovo confronto e magari la possibilità, per alcuni, di avviare un’esperienza di tirocinio. 

Sono state quattro giornate dense, durante le quali abbiamo intrapreso un processo di conoscenza su più livelli e in diverse direzioni. Sabato 22 ci siamo salutati dopo aver mescolato e fatto risuonare percezioni, idee, e progetti. A distanza di giorni, se ci chiedete com’è andata a Napoli, ancora rispondiamo canticchiando con il sorriso: “Butumbeele, Butumbeele, Belele! Belele!”