a cura di Cristina Vignone

“Trasformatorio è un laboratorio d’arte multimediale incentrato sull’idea di flussi di trasformazione, a volte caotici. Quello che indaghiamo (collettivamente) con trasformatorio sono le modalità con cui creare “trasformatori”, intesi come “opere” che applicano e rappresentano un principio di trasformazione trovato immergendosi nei processi e lavorando all’interno di una situazione” racconta in una recente intervista per la rivista Segno Federico Bonelli, fondatore di Trasformatorio.

Con Trasformatorio vogliamo stabilire un modo di inventarci un futuro migliore, non distopico, attraverso l’immaginazione artistica sviluppata “sul posto e con il posto” e contribuire alle culture aperte, sia in termini di software che di ricerca comune. Tramite la ricerca nelle arti di oggi e di ieri, “coltiviamo comunità”. Abbiamo raccolto, dalle esperienze negli anni, un occhio attento alla gestione consensuale dei beni comuni (materiali e immateriali, UNESCO) e vediamo una ricchezza infinita nella possibilità di collegare la tradizione con l’immaginazione del futuro.

Crediamo che la comunicazione debba essere viscerale, cioè coinvolgere tutti i partecipanti facendoli emozionare davvero. Crediamo che l’arte possa anche aiutare a ripopolare i luoghi che sembrano destinati a diventare disabitati (comunità remote), aiutandole a sviluppare sulla base del passato un immaginario differente e appunto visceralmente sentito, partendo dal ridefinire e rimettere in gioco i valori, non in denaro, ma in senso antropologico, naturale, paesaggistico. E nel cercare di fare questo in gruppi di praticanti con ogni tipo di background si produce davvero innovazione, a getto continuo, tecnologica, culturale, ideativa e pratica.

L’ultima attività di Trasformatorio ha coinvolto Cosio D’Arroscia, un remoto villaggio nelle Alpi Liguri, dove vive una piccola comunità di 197 persone, di cui 9 bambini. La proposta è nata durante un dialogo tra Federico Bonelli, Cristina Vignone e Diego Repetto a Radio Antidoto radio costruita con lo sforzo trasformatore incanalato tra i limiti imposti dal 2020 della pandemia.

Cosio, patria dell’Internazionale Situazionista (1957), è un borgo di montagna nell’Alta Valle Arroscia. Si tratta di un territorio fragile, caratterizzato da costante spopolamento (da 1096 abitanti nel 1911 a 197 nel 2021) e anche un luogo naturalisticamente splendido, ricco di storie e valori. Le limitazioni agli spostamenti e il desiderio di sperimentare hanno portato ad una prima edizione speciale di Trasformatorio “in Absentia”, cioè con la partecipazione degli artisti da remoto. La relazione con il territorio è stata mediata dalla tecnica e dal team della fondazione, fisicamente presente nel paesino, da lunedì̀ 10 maggio fino a domenica 16 maggio 2021, giornata di una partecipata conferenza di “restituzione pubblica” del lavoro svolto. Gli artisti si sono relazionati con lo spazio fisico e gli abitanti del luogo attraverso una capillare documentazione fotografica, videografica e sonora, usando radio, teleconferenza, intervista e compiti osservativi e emozionali incarnati dai colleghi presenti o dalle persone del posto. E poi rielaborando le immagini, le storie e i racconti dei cosiesi e la riflessione teorica che da queste azioni è emersa.

Un collegamento diretto e inaspettato è avvenuto tramite la “deriva”, la celebre passeggiata situazionista. Alle ore 21.00 di sabato 15 maggio, tutti i partecipanti, raggiunti dai membri autoctoni della comunità̀, hanno effettuato una “deriva” ibrida, partecipata in contemporanea in 7 città. Vestire in abiti eleganti contaminati nel genere (rossetto per lui, marsina per lei o altro alla bisogna), era l’unica regola per la performance prevista da Vanessa Inggs e Dierk Roosen, che l’hanno proposta e effettuata da Amsterdam.

Gli artisti partecipanti ad Amsterdam, Londra, Locarno, Roma, Essen, Cori, hanno passeggiato nelle varie località̀, connettendosi idealmente e con un flusso di immagini, suoni, suggestioni, rigorosamente in carattere. Le combinazioni sperimentali di metodi telematici sono state fatte proprie anche dalla comunità̀ del borgo che insieme andava girando nella notte consumandosi come fuoco. È stato notato come la struttura temporale della performance, inestricabile dalla rete, si sia sviluppata su tempi imprevedibili e di fatto non tracciabili, per cui è impossibile ricostruire se alcuni eventi siano successi prima o dopo di altri, nonostante le registrazioni e i logs sui vari social. Di fatto una performance trans temporale, concetto su cui riflettere dal punto di vista teorico, ma che ha dato grande soddisfazione a tutti i partecipanti. (https://archive.org/details/conference-of-birds-080101-003)

Trasformatorio in Absentia si prepara all’edizione in presenza, che vedrà̀ gli artisti della prima fase fisicamente presenti a Cosio il prossimo ottobre ospiti della comunità̀ cosiese in uno scambio gratuito di opere, esperienze e storie.