a cura di Laura Lorenza Magnani e Vittoria Fiore

Il cambiamento climatico rappresenta una delle sfide più grandi ed urgenti con cui la società contemporanea deve confrontarsi. Una pratica di rigenerazione urbana attenta ai bisogni del presente non può prescindere dal misurarsi con la necessità di ridurre gli impatti ambientali degli insediamenti umani.

LUCI – Laboratorio Urbano per Comunità Inclusive – è un progetto nato due anni e mezzo fa ed arrivato alla sua seconda edizione. Si sviluppa sul territorio del Polesine, area a sud del Veneto particolarmente esposta al rischio di eventi climatici estremi, ma anche poco avvezza a pratiche di cittadinanza attiva. All’interno della governance di LUCI collaborano enti del Terzo Settore, Amministrazioni Locali e l’Università IUAV di Venezia. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Veneto attraverso fondi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Ne abbiamo parlato con uno dei suoi ideatori, il ricercatore IUAV Giovanni Litt.

Il progetto è declinato su tre filoni tematici: sensibilizzazione, formazione e cooperazione ed è rivolto a cittadini, tecnici e decisori politici. LUCI mette in campo delle azioni volte ad aumentare la partecipazione della cittadinanza nelle decisioni politiche, attraverso la progressiva costruzione di un lessico comune, che faciliti il dialogo tra cittadini e pubblica amministrazione. Per creare questo lessico comune è stato chiave il ruolo dello staff del progetto, che ha rimodulato il glossario della rigenerazione urbana per comunicare in maniera efficace e condivisibile a tutti i target: dai bambini ai tecnici, dagli anziani ai decisori politici. Sono stati realizzati momenti di formazione dedicati ai tecnici e ai decisori politici,  con l’obiettivo di aumentare le loro capacità di lettura del territorio e di rendere centrali gli aspetti legati al cambiamento climatico all’interno del loro operato.

La prima edizione di LUCI si è concentrata sul concetto di “bene comune”, partendo da una  mappatura di quelli che i cittadini riconoscono come tali e senza imporre definizioni troppo rigide o articolate del concetto. Si sono avviati dei percorsi partecipati i quali hanno portato, da un lato, all’attenzione della pubblica amministrazione i bisogni della cittadinanza in maniera più puntuale e diretta e dall’altro hanno mostrato ai cittadini come sia possibile far udire ai decisori politici le proprie necessità se ci si organizza collettivamente.

Questa fase del progetto è stata propedeutica e fondamentale per creare una comunità più coesa e attenta al suo territorio, oltre che per dare avvio alla seconda edizione di LUCI.

In questa edizione le tematiche legate al rischio climatico e alla necessità di costruire comunità e spazi resilienti hanno assunto un ruolo ancor più preponderante.

Le attività svolte hanno permesso di raccogliere narrazioni del territorio, informazioni e percezioni dei cittadini rispetto a come il Polesine stia cambiando e a come il cambiamento climatico stia trasformando il territorio. Queste conoscenze sono state fondamentali per orientare la pianificazione delle azioni e definire la direzione generale della strategia di area vasta per l’adattamento ai cambiamenti climatici nel Polesine.

Il concetto alla base di LUCI è che la dimensione scientifica e quella umana siano inscindibili per la realizzazione di progetti che possano contrastare concretamente i cambiamenti climatici e i comportamenti non lungimiranti di cittadini e decisori politici.

Sollecitato a descrivere il reale impatto che LUCI sta generando sulla comunità e sul territorio, Giovanni Litt ha evidenziato in maniera chiara che progetti come LUCI, pur non raggiungendo la totalità della popolazione, siano importanti perché contribuiscono lentamente al consolidarsi di una coscienza collettiva, della dimensione della cura e della consapevolezza dell’incidenza dei nostri comportamenti nella lotta ai cambiamenti climatici. Il progetto ha fatto dialogare attori che non avevano mai collaborato prima, dando loro intenti comuni da perseguire. Ad oggi, purtroppo, manca la messa a sistema di iniziative simili, che si trovano troppo spesso a dipendere dall’aspetto politico dello specifico territorio e/o dalla presenza di persone che, per amore della causa, si dedicano in modo volontaristico allo sviluppo di progetti di questo tipo.