a cura di Livia Chianese e Dalila Pace

Pigneto, ex borgata romana, oggi quartiere artistico ed “alternativo” della capitale, incontriamo Margherita e Roberto, architetti del collettivo orizzontale, studio più che decennale che opera nelle pratiche di rigenerazione urbana, anche tra i pionieri del tactical urbanism in Italia. Ci accolgono con sorrisi e caffè in un’ex falegnameria convertita in un’officina delle idee, ringraziamo con un dolce. Per sciogliere il ghiaccio, iniziamo a parlare della loro summer school di quest’estate dal nome LURT – Laboratorio umano di rigenerazione territoriale –   che si terrà a Riesi in Sicilia, con l’obiettivo di recuperare un bene confiscato dalla mafia. Ci raccontano da subito della loro attenzione alle comunità che abitano gli spazi in cui si impegnano ad attivare percorsi di rigenerazione urbana. Spazi intesi, dunque, come luoghi attivi, fatti di relazioni, per un’architettura che torni a parlare per e con le persone. 

I professionisti di orizzontale sono tra i rappresentanti di quella nuova generazione di architetti che si impegna per superare il modo tradizionale di fare architettura. 

“Lavorare sullo spazio pubblico per noi è stata una scelta immediata”, ci dicono sin da subito. Centrale nel loro operato è infatti concepire lo spazio pubblico come una possibilità ritrovata di fare comunità e di interpretare i nuovi bisogni sociali, attraverso interventi che si inseriscono nel paesaggio residuale dimenticato, nel non finito, dell’indeterminato. 

Oggi orizzontale si inserisce nel panorama internazionale degli interventi di rigenerazione urbana con un grande salto di scala, “la summa del percorso fatto finora” come da loro definito. Si tratta del loro nuovissimo progetto, recentemente inaugurato, dal nome Prossima apertura e realizzato nel quartiere popolare Toscanini ad Aprilia vicino Roma, in Piazza della Comunità Europea.

Tre sono i livelli di articolazione del progetto. La quota più bassa è caratterizzata da una vera e propria piazza adatta ad ospitare eventi e servizi. Al suo interno si sviluppa un giardino ed una “tavola rotonda”, quindi senza capotavola, simbolo di collaborazione ed uguaglianza, costruita grazie alla partecipazione dei residenti.

La quota intermedia accompagna, con il suo sistema di verde e rampe, il passaggio al livello superiore della circolazione stradale, risolvendo così la grande cesura che divideva l’area dal resto della città. Infine, è alla quota più alta, collegata al contesto urbano, che incontriamo il playground. Un “reticolo” di tubi gialli che sembra il cuore permeabile dell’intero progetto, integrando strutture di gioco ed attrezzi per fare sport. Al di là della strada, l’intervento prosegue all’interno del parco lineare con percorsi pedonali e ciclabili, un campo da bocce, fortemente voluto dagli abitanti, ed un vivaio didattico utilizzato dai ragazzi della scuola del quartiere.

Spinte dalla curiosità decidiamo di addentrarci anche noi nel “parco Toscanini”, come lo chiamano i locali, decise ad esplorare uno spazio di forte condivisione e capace di rimodulare sperimentalmente il tessuto sociale che lo abita. Ci ritroviamo coinvolte da una sensazione di appartenenza proveniente da uno spazio pubblico rigenerato, riappropriato, risignificato: troviamo bambini che giocano insieme fino a tardi nel playground modulare, mamme che trasportano i loro passeggini attraverso il verde, altre donne che si intrattengono a chiacchierare sedute sulle panchine, anziani dai sorrisi fieri intorno al grande tavolo di legno circolare. Incontriamo anche Angelo, membro del comitato di quartiere.

In lui risuona la difesa di un luogo che è stato co-progettato: “è un piacere prendermi cura degli spazi costruiti da tutti noi con grande fatica”, ci racconta, facendo riferimento ai workshop di autocostruzione che il collettivo orizzontale ha organizzato per coinvolgere la cittadinanza. Non un intervento calato dall’alto e avulso dai bisogni del territorio, ma un vero e proprio esperimento sociale, esempio concreto di architettura partecipata. Prossima apertura è un’apertura che metaforicamente non si conclude mai, ma si protrae all’infinito in un processo generativo in continuo divenire, trasformando ed adattando lo spazio ai soggetti che lo abitano e ne fruiscono, rivelando in questa metamorfosi il progetto stesso. 

Incontriamo Margherita e Roberto  proprio per parlare della buona riuscita di questo lavoro, restituendogli le immagini della nostra passeggiata. Per loro ascoltare il racconto di come e quanto sia vissuta l’area co-progettata dell’ex “buca Toscanini” è la soddisfazione più grande, perché “il ruolo dell’architetto quando interviene sullo spazio pubblico è rispondere a delle esigenze e far sì che lo spazio sia vivo, non ne vediamo altro”. Ci raccontano poi del successo riscosso dall’elemento forse più innovativo del progetto: una cantierizzazione progressiva pensata come lavori in corso incrementali in cui ciascun attore è chiamato ad intervenire contribuendo al suo sviluppo.

Il collettivo orizzontale che opera all’interno di un team multidisciplinare composto da architetti, urbanisti, psicologi sociali, fotografi, videomaker, artisti e comunicatori, si propone così di costruire percorsi progettuali che promuovano insieme il coinvolgimento di “abitanti e operai”, come nelle loro parole,  impegnandosi a costruire delle relazioni basate sulla fiducia, fatte di presenza costante e una condivisione chiara e attenta degli avanzamenti del processo.
Altro punto di forza dell’intervento è la grande versatilità degli ambienti realizzati, dunque la pluralità di usi che consentono. È questo il caso della  grande piazza pavimentata in grado di  ospitare attività molteplici, stimolando costantemente la fantasia della cittadinanza, sollecitata in questo modo a cercare sempre nuovi modi di attraversarla e viverla.

Nel suo complesso, Prossima Apertura emerge come un percorso progettuale che ha resistito tanto alla disillusione degli abitanti, quanto alla rigidità delle istituzioni, raggiungendo il compromesso di diversi punti di vista degli stakeholder locali, facendosi portavoce del cambiamento della percezione dello spazio condiviso tra il pre e il post pandemia. Ha creduto nella socialità ritrovata nei momenti bui del lockdown, rappresenta una sfida rivolta ad un futuro ancora da definire ma già reale, una sorta di utopia concreta fatta di uno spazio che può essere condiviso da tutt* superando qualunque distinzione sociale, etnica o culturale.

Una pratica di rigenerazione urbana militante che, attraverso un intervento ragionato e partecipato sullo spazio fisico, si è dimostrata in grado di determinare cambiamenti e ripercussioni sul tessuto sociale, nella convinzione che “l’intervento puntuale nella città funziona, ma soprattutto funziona se messo a sistema rispetto a una visione dello spazio urbano della città”.

Soddisfatte ed arricchite dalla nostra merenda in compagnia dei ragazzi di orizzontale, ci salutiamo dividendoci il dolce, con la speranza di rincontrarci presto per future collaborazioni e nuovi progetti da raccontare.